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Claudia

“… il 12 aprile del ‘61 era una splendida giornata di primavera e mentre Jurij Gagarin volava nello spazio, sulla terra, tra il profumo dei gelsomini in fiore, sei nata tu …”

Mia madre raccontava così il giorno la mia nascita e sottolineava che, dopo appena qualche anno, avevo già in mano le matite colorate perchè mi piaceva molto disegnare. Alle scuole primarie anche la maestra si sorprendeva sempre guardando le illustrazioni e i disegni che realizzavo velocemente a “commento” di ogni lezione o dopo aver concluso le esercitazioni in classe: non c’era argomento che non venisse da me raffigurato.  

Da chi avevo ereditato questo dono così particolare? 

Dalla mia famiglia, perché ricordo i meravigliosi disegni del nonno materno, eseguiti a matita con chiaroscuri, qualche quadro di mio zio, ma soprattutto, le opere colorate ed originali del mio papà che, oltre ad essere stato per un periodo un bravo artista, ha sempre avuto una grande passione per l’arte. Amico di un gallerista milanese, quando tornava a casa con quadri e manifesti di grandi artisti famosi, mi raccontava dei loro lavori e, insieme, decidevamo su quale parete attaccare l’opera.      

Quando avevo dodici anni il nonno paterno, mio grande fan, mi regalò tela, cavalletto e colori e mi iscrisse a sorpresa alla mostra estemporanea organizzata a Casertavecchia da don Ciccio Rossi, promotore di quel Settembre al Borgo che diventerà poi il festival che tutti conosciamo ma che, all’epoca, era dedicato solo alla pittura. Fui premiata da un critico napoletano che, congratulandosi con i miei genitori, mi consigliò di intraprendere studi artistici. Inizialmente ascoltai quel consiglio perché, all’epoca, ero decisa a diventare architetto ma, nella realtà, sono poi diventata un docente di scienze motorie.

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Claudia a 12 anni premiata a Casertavecchia

L’arte e il disegno prima, la pittura poi, sono state da sempre parte della mia vita: disegnavo dovunque e su qualunque tipo di materiale, dipingevo oggetti, ricamavo vestiti e maglioni che poi indossavo, soddisfatta, riscuotendo consensi. 

Un pomeriggio partecipai al vernissage di un amico e qualche giorno dopo andai a comprare una tela: ne presi una enorme, utilizzai i colori a olio di papà e ci vollero settimane per terminare l’opera. La tenevo abbandonata in uno stanzino ma, una sera, la trovai incorniciata, appesa al muro e perfino illuminata. Restai sbalordita.

Iniziò così la mia prima produzione artistica : realizzai tanti quadretti molto colorati, ma soprattutto di piccolo formato, che regalavo agli amici. Nei miei primi lavori, semplici ed ancora immaturi da un punto di vista artistico, era comunque palese il riferimento ad alcune problematiche sociali riguardanti lo sfruttamento selvaggio della natura. Intitolai la produzione Natura cotta e la portai in mostra a Lauro per l’inaugurazione del Museo Nobile.

Incorniciavo le opere in bacheche di legno che consentivano alcuni movimenti delle tele all’interno: in qualche caso, il quadro poteva essere anche appeso al muro capovolto, modificandone così i contenuti.  

Dopo qualche anno la ricerca si spostò sul consumismo e le sue terribili conseguenze: con i DIVE OUT , definiti spesso denunce colorate, provai ad immaginare una soluzione, una scappatoia che invogliasse l’umanità a rispettare l’ambiente e se stessa, dando il giusto valore agli oggetti di uso quotidiano. Suggerendo il riciclo in contrapposizione alla sempre più diffusa pratica dell’usa e getta, intravedevo un argine culturale alla mentalità distorta di quel consumismo che considerava gli oggetti reali nello stesso modo di quelli virtuali contenuti nella memoria dei computer, considerati la novità del momento. Nelle opere successive la mia ricerca si concentrò prima sulla Realtà virtuale e subito dopo anche sulla Clonazione, nel tentativo di sottolineare quanto quell’incompatibilità che tra Natura e Scienza avrebbe potuto avere effetti devastanti sul pianeta, mettendo a rischio la vita dell’umanità. 

In questo periodo lasciai i colori ad olio per provare a lavorare con acrilici e smalti, servendomi di tele di formato più grande: iniziò così la mia carriera espositiva in Italia e all’estero. 

Quasi contemporaneamente il desiderio di sperimentare nuovi percorsi creativi  mi portò a realizzare qualche bozzetto e, successivamente, anche qualche opera ispirata alla figura femminile: questo studio particolare ed interessante, restò sconosciuto a tutti finchè non mi fu chiesto di partecipare con un lavoro inedito ad un evento espositivo internazionale di grande rilievo. Fu una bella sfida lasciare una ricerca affermata e presentarne un’altra completamente nuova di cui avevo realizzato pochissimi pezzi, ma nell’arte come nella vita sono sempre stata una coraggiosa e decisi, pertanto, di mettermi nuovamente alla prova.

Il presidente della Commissione Scientifica che doveva selezionare le opere era il Prof. Angelo Calabrese, critico di fama internazionale. Lo avevo conosciuto a Teano, in occasione dell’inaugurazione di una Rassegna d’Arte a cui stavo partecipando. Ci incontrammo per visionare quanto avevo prodotto e ricordo che, quando vide le mie donne, prese una sedia e si sedette con calma davanti alle tele. Le esaminò in modo molto meticoloso con attenzione e serietà. Furono minuti interminabili per me che ben conoscevo la sua professionalità, molto apprezzata nel mondo dell’arte. Restai sorpresa dalle sue parole: era incuriosito dalle mie opere e giudicava la mia ricerca molto interessante. Superata la selezione, ebbi la possibilità di partecipare  all’evento internazionale, riscuotendo un notevole successo . Seguì una mia personale a Napoli, nei saloni espositivi del Maschio Angioino e, in quella occasione, fu proprio il Prof. Calabrese a presentare la mia ricerca relativa all’Histoire Femme

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Claudia col Prof. Angelo Calabrese

La storia era stata da sempre definita al maschile e antropologicamente l’Histoire Homme aveva espresso tutte le conquiste degli uomini nel corso dei secoli. La mia ricerca spostava l’attenzione sulla storia delle donne eccellenti e le verificava operative nei giorni di tutti, nelle dimensioni estetiche che ponevano in evidenza meriti, ruoli  e umane sudate conquiste. 

Col prof. Calabrese concordammo di identificare come emblematico riferimento assoluto per l’Histoire Femme, la straordinaria Palma Bucarelli, l’avvenente ed elegante “Signora dell’Arte”, protagonista indiscussa del mondo della cultura del ‘900. Ricordavo con ammirazione, nei servizi fotografici di giornali e riviste del tempo, la donna di grande intelligenza ammirata ed invidiata universalmente sia per la bellezza che per le sue inconfutabili competenze. Ispirandomi alla sua coerente completezza senza confronti, con la mia ricerca ho affrontato tutte le problematiche estetiche e sociali esistenti, dando merito e valore all’arte di vivere al femminile. L’Histoire Femme ebbe molto successo già nelle prime esposizioni e continua a regalarmi emozioni e gratificazioni. 

Per le mie opere, utilizzo una tecnica particolare: la mia creatività si esprime attraverso la pittoscultura. Impiego molto tempo per completare un lavoro artistico perché, dopo lo studio accurato della tematica e della tipologia di ciò che intendo realizzare, ne progetto con cura l’immagine, scelgo i colori e tutti gli elementi da aggiungere per conferire più significato all’opera. Una volta definita la ricerca dei materiali da inserire, inizia la fase della realizzazione vera e propria. Anche qui i tempi non sono brevi perché prima dipingo il quadro e, successivamente, mi dedico ad applicare con cura quanto ho progettato di inserire, fidandomi soprattutto della mia creatività. Questa fase non è programmabile: l’opera prende consistenza e nasce sul momento, suggerita dal mio istinto e dalle emozioni che provo. La maggior parte di quello che inserisco è cucito a mano, con pazienza e precisione, anche perché in questa fase non posso fare errori per non rovinare la tela. Nel mio lavoro ricerco e sperimento materiali di diversa natura: carta, cartapesta, perline, merletti, strass, nastri, tessuti, materiale riciclato e tanto altro. Mi fa sempre piacere dare una nuova possibilità alle cose scartate, apparentemente inutili, se intravedo la possibilità di riproporle in modo insolito ed inusuale.

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Claudia e Alba Parietti ad “HISTOIRE FEMME”

Mi piace anche usare la seta di S. Leucio che è considerata un’eccellenza del mio territorio ed è famosa nel mondo. Tutti i materiali utilizzati, devono essere considerati come luci e colori che, nelle loro tonalità sono richiamo alla tradizione pittorica, ma intanto appartengono all’attualità e ammiccano, per così dire, agli archetipi. La visione dell’arte che propongo è decisamente originale ed innovativa perché le mie opere sono cresciute con me, attraverso il lavoro introspettivo che ho fatto su me stessa  per superare i momenti difficili della vita. Nel lavoro di ricerca mi servo dei miei sentimenti e delle miei emozioni per raccontare chi sono le protagoniste dell’Histoire Femme e per questo sono stata definita Imprenditrice dell’Anima.

Nella mia carriera d’artista ho preso parte ad eventi di rilievo sia in Italia che all’estero, raccogliendo consensi di pubblico e critica. Le Biennali di Arte Contemporanea organizzate da Flash Art, le Fiere nazionali ed internazionali, i Progetti, le Rassegne d’Arte, i premi e i riconoscimenti sono le esperienze rilevanti che hanno contribuito alla mia crescita professionale. Le mostre all’estero, soprattutto quelle di Londra e di Zurigo, mi hanno regalato tante emozioni e gratificazioni. Il progetto di Papa Francesco #ioleggolaBibbia ha avuto come logo l’immagine di una mia opera, esposta poi sull’altare maggiore di Santa Maria in Trastevere per tutta la durata dell’evento. La partecipazione al The Apprentice con Flavio Briatore è stata un’esperienza altrettanto significativa: la squadra che mi aveva scelto è riuscita a vincere la puntata grazie alla mia Rassegna d’Arte, allestita nella Reggia di Caserta. Ho ricevuto il premio Megaris 2019, unico per l’arte e conferito per la prima volta ad una artista donna: è stata l’emozione più grande perchè ha consacrato il valore di tutta la mia ricerca.